NOVELLÆ-LITTERA SECUNDA

Decembris, 119 a.B.c.

DIVIDE ET IMPERA

A partire dal marzo dello scorso anno, ho maturato la decisione di tentare di entrare a far parte del corpo diplomatico italiano. Per potervi accedere, quantomeno in Italia, occorre superare l’apposito concorso pubblico che consta di una prova attitudinale, cinque prove scritte (storia delle relazioni internazionali, economia, diritto comunitario e internazionale, inglese e una lingua a scelta tra francese, tedesco e spagnolo) ed una prova orale. Nonostante uno studio stenuante, ma capace di farmi appassionare a molti aspetti di ognuna delle materie, non sono riuscito a superare l’ostacolo delle prove scritte a causa di un’insufficienza.

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Ciononostante, ritengo di aver imparato molto dall’esperienza e ho deciso di condividere alcune riflessioni. 

Diventare Diplomatico

GLI ALTRI CONTRIBUTI DEI FRATELLI

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URBI ET ORBI

SERENE FESTIVITÀ INVERNALI

Carissimi Fratelli e Sorelle,

Vi porgiamo un immenso augurio di un anno pieno di gioia e soddisfazioni e, soprattutto, un anno pieno di cristiane lacrime e sangue. 

Le feste invernali ci offrono l’occasione di apprezzare la struttura secolare del tempo, segmentato ex-ante in occasioni propizie ora ai regali, ora alla famiglia e ora alla formulazione dei propositi dell’anno nuovo...

Concilium Custodes

Società della Taula

FORMA MENTIS

COLTIVARE LE RELAZIONI

Negli Stati Uniti è da sempre molto forte il valore e il legame delle Alumni Associatiation. Ho avuto modo di constatare questo fatto durante una mia recente visita all’Harvard Club di New York, durante il quale il Presidente ha tenuto un discorso sull’importanza del coltivare le relazioni per far crescere la comunità..

Gianluca Generoso

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In primis, i 18 mesi che ho vissuto mi hanno reso ulteriormente evidente l’importanza del “contagio” orizzontale e verticale. In effetti, per quanto questo termine abbia assunto una connotazione negativa vista la recente pandemia, in un momento storico nel quale si tende a guardare ai vantaggi di uno studio individuale e spesso individualistico, io ho paradossalmente avuto empirica conferma dei suoi limiti. 
Di per sé la mia scelta di intraprendere questo percorso deriva in gran parte dalla fortuna di confrontarmi nel corso dei miei anni in Bocconi con fratelli che, più e prima di me, si sono appassionati alle relazioni internazionali. Senza un tale confronto non sarei probabilmente venuto a conoscenza di tale carriera né avrei mai saputo della mia propensione a studiare le materie che riguardano tale ambito. Inoltre, nell’ambito del corso di preparazione per il concorso mi sono interfacciato con persone le più diverse che hanno visto nella carriera diplomatica le cose più diverse. D’altronde è senz’altro vero che è possibile interpretare la professione secondo le proprie inclinazioni e probabilmente di questa diversificazione giova soprattutto il ministero degli Esteri. 
Per ciò che concerne il “contagio” verticale, invece, l’occasione di trovarsi in un contesto nel quale la collaborazione tra docenti e studenti è maggiore, è stata motivo di grande fascino per me. Il fatto che vi sia maggiore compartecipazione alla preparazione dei singoli - sia per proattività degli studenti che per una forma di campanilismo dei docenti rispetto alle altre scuole – mi ha permesso di rendermi conto di quanto sia importante cercare di mantenere un costante confronto con persone che hanno, salvo rarissimi casi, tanto da insegnare. Non ero mai riuscito a costruire rapporti così saldi con docenti universitari come in quest’ultimo anno della mia vita e me ne faccio autocritica. 

 

In secondo luogo, mi sono reso conto di una radicata discussione in seno alla Farnesina circa quale sia l’organizzazione ottimale per il nostro corpo diplomatico. In effetti, partendo dall’assunto per il quale l’Italia ha un personale diplomatico numericamente in linea, o semmai inferiore, alla media internazionale, ho trovato estremamente interessante ascoltare diversi pareri circa le proposte di riforma di un ministero così imponente. 
Da un lato, alcuni tra i massimi esponenti della categoria si fanno portavoce di una linea per la quale la maggioranza delle ambasciate in Europa sarebbe oramai superflua in quanto i rapporti tra Capi di Stato comunitari sono diventati frequentissimi e le notizie sulle situazioni interne a tali Paesi molto facilmente reperibili, mentre, d’altra parte, un’altrettanta nutrita frangia sostiene come sia impossibile pensare di rinunciare allo strumento della diplomazia diretta. I costi di mantenere delle sedi diplomatiche sono senz’altro molto alti e senz’altro la diplomazia dovrà forzosamente adattarsi a un mondo nel quale il suo compito muta con l’accrescere dell’accessibilità alle informazioni, ma ritengo comunque che la seconda argomentazione sia più convincente a causa della necessità di un corpo capace di dare continuità alla politica estera di una Nazione prestigiosa come l’Italia. 

 

Un’ultima riflessione riguarda l’impreparazione dei miei colleghi di master e di taluni fra i membri del personale diplomatico circa il cerimoniale. Mi rendo conto di come quest’aspetto possa non attrarre la curiosità di molti, ma ho trovato sconcertante la scarsa attitudine a porsi quesiti rispetto a determinati modus operandi che, al contrario, sono inequivocabilmente carichi di rilevanza. Un corpo espressione di classe dirigente non può permettersi di ignorare l’importanza del posizionamento delle bandiere o dell’ordine di entrata e questo mi convince, più di quanto non fossi, dell’importanza della sensibilizzazione a un tema così poco trattato e di tale complessità. D’altronde, in origine i diplomatici erano per lo più militari e questo ha lasciato in eredità una realtà fortemente gerarchica, dotata di codici di comportamento e di manifestazione di volontà.

 

Infine, credo meriti una menzione la condizione nella quale si tengono gli scritti di un concorso così prestigioso. Dunque, le cinque prove vengono svolte in un’unica settimana, sono della durata di 5 ore l’una e si svolgono mediamente dalle 10.30 alle 15.30 con convocazione alle 8.30. Ovviamente c’è un elemento di disorganizzazione abbastanza evidente ma in quei giorni ho avuto modo di ringraziare ogni giorno la mia esperienza universitaria per avermi permesso di vivere a stretto contatto con la pressione, che mi sembra, a questo punto della mia vita, ontologicamente affine alle ambizioni che avverto forti dentro di me.

Inevitabilmente la bocciatura ha costituito un momento di delusione ma, passata una prima fase di confusione, sono immediatamente tornato a studiare per prepararmi al meglio per l’uscita del prossimo bando. La vita porta a traiettorie spesso imprevedibili, non meno cariche di opportunità di quelle che avevano tracciato in origine. Per poter vedere la molteplicità di queste traiettorie credo occorra la voglia di ascoltare, la capacità di pianificare e l’incessante fame di comprendere.

Giovanni Battista Bronzini