URBI ET ORBI

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Novembris, 119 a.B.c.

URBI ET ORBI

Discorso di insediamento del Rector

 Carissimi Fratelli e Sorelle,

 

in primo luogo ci tengo a ringraziarvi per la fiducia che mi avete accordato nell’assumere per i prossimi due anni la carica di Rector, ovvero il coordinatore della componente anziani dell’Ordine.

 

Sapere che esiste un gruppo di fratelli e sorelle che continua a nutrire una forte volontà di ritrovarsi e di lavorare insieme - e che mi chiede di contribuire facilitando la gestione delle principali attività  - mi commuove e mi rende grato per l’opportunità che mi fornite oggi.

 

Un ringraziamento in particolare va a Gianluca Generoso, non soltanto perché ha proposto il mio nome come Rector ma soprattutto perché se oggi siamo qui è grazie anche a lui che ha avviato il primo gruppo di anziani ormai un anno fa e ha partecipato ai lavori per la stesura dello Statuto entro il quale ci muoviamo.

 

Proprio dallo Statuto vorrei partire per fornire a tutti i fratelli il quadro generale nel quale programmare e avviare le nostre attività per poi fornire alcune linee di intervento che saranno prioritarie per la durata del mio mandato.

 

I lavori dello Statuto hanno preso il via dal riconoscimento di un principio: l’Ordine è uno e uno solo. Non esiste dunque una  distinzione tra anziani e giovani per quanto riguarda l’appartenenza ad una unica identità (come provato, tra le altre cose, dagli inchini di tutti noi di fronte al GM durante il suo insediamento).

 

Il simbolo di questa unità a livello di governance è l’organo dei Custodes dove la maggioranza dei componenti viene eletta ogni 5 anni da tutti i fratelli e le sorelle (esclusi i minus). All’interno di tale organo siedono sia il Gran Manovaldo che il Rector.

 

Il Rector viene eletto dai soli anziani ogni due anni e ha la responsabilità di coordinare le attività in linea con le strategie di fondo delineate nella Custodes.

 

Da questa brevissima descrizione risalta già un dato che stimola la prima riflessione che voglio condividere con voi: la carica di Rector vale soltanto 2 anni. Un tempo limitato e nettamente inferiore ai 5 anni dei Custodes. Questo perché il tempo di ognuno di noi è limitato da impegni professionali, familiari e personali e servirà quindi impiegarlo in modo da massimizzarne il valore e l’impatto sulla nostra comunità e sull’esterno.

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Tuttavia è fondamentale che l’impegno di tutti noi anziani sia forte e sostenuto nei confronti del nostro amato Ordine. La nostra responsabilità deriva da tanti fattori. Quelli per me più importanti sono:

  • In primo luogo il numero: già oggi gli anziani rappresentano il 61% dei membri della Taula e nel futuro questa percentuale potrà incrementare ancora se saremo in grado di mantenere il gruppo unito e ridurre il più possibile gli allontanamenti post-laurea. La stabilità e la produttività della componente anziani avrà dunque un impatto importante sull’intero Ordine.

  • Molti di noi durante gli anni universitari accumulano conoscenze ed esperienze in svariati ambiti (dall’associazionismo, alla politica, al business, ecc..). Non ci possiamo permettere di sprecarle con l’avvio della vita professionale. Abbiamo la responsabilità di adottare meccanismi di condivisione sia con i giovani sia con gli altri anziani con i quali magari non abbiamo mai avuto modo di lavorare durante il periodo da “attivi”.

  • Il percorso di crescita personale di ognuno di noi non finisce con la laurea. Come esseri umani evolviamo giorno dopo giorno e abbiamo sempre più la necessità di confrontarci con i nostri limiti per provare a superarli per il bene nostro e delle persone che ci circondano. La fratellanza che ci unisce serve anche a creare il giusto contesto per tale attività ed è nostra precisa responsabilità arricchire di linfa nuova la nostra unione attraverso il rafforzamento del legame, anche emotivo, che ci unisce.

 

Alla luce di tali riflessioni, nei prossimi due anni la componente anziani della Taula avrà principalmente due priorità: (i) rafforzare la comunità interna e (ii) migliorare l’immagine esterna, anche incentivando attività in comune tra fratelli che coinvolgano altre persone.

 

Su una cosa è bene essere chiari sin d’ora: non stiamo inventando oggi la Taula e per fortuna partiamo da solide basi. Il nostro passato non deve essere demonizzato ma bisognerà essere bravi nel coglierne gli aspetti positivi e nell’imparare dagli errori. L’obiettivo dell’Ordine ad esempio è immutato: contribuire alla formazione della classe dirigente. Il tema della formazione dunque dovrà assumere un ruolo centrale in ogni nostra attività. Così come la creazione e la manutenzione di un linguaggio comune e di una base valoriale condivisa (es. il Decalogo) sono elementi che ci permetteranno di avviare confronti pur assumendo visioni differenti tra noi.

 

Sarà fondamentale poi lavorare per l’acquisto a lungo termine di una sede per il nostro Ordine. Oltre agli ovvi riflessi positivi in termini di immagine esterna, la cura di una casa comune insieme ai giovani simboleggia perfettamente il nostro scopo.

 

L’elemento che più ha  contribuito negli anni a rafforzare i legami del gruppo  è senza dubbio lo svolgimento di attività che vede la collaborazione di più fratelli. Inoltre, l’identità della Taula è stata fortemente caratterizzata da un impegno costante verso il mondo associativo. Per questo motivo verrà fortemente raccomandata l’attività di ogni anziano nella community dei Bocconi Alumni, con particolare riferimento a quelle che potranno coinvolgere più fratelli/sorelle contemporaneamente.

 

Da non dimenticare, infine, l’impegno sociale che ci caratterizza. Iniziative di volontariato e raccolta fondi dovranno trovare ampio spazio ed essere, dove possibile, integrate nei diversi progetti che saranno attuati.

 

Rimanendo sul livello dei principi e delle priorità - rimandando ad un momento successivo il confronto sulle singole attività da avviare, anche grazie ai Camerari che verranno nominati - ci tengo a concludere con una nota di metodo che dovrà improntare il nostro lavoro comune.

 

Il confronto tra noi non dovrà mai mancare e per questo motivo ogni mese verrà convocata un’assemblea plenaria durante la quale i Camerari dovranno relazionare sul lavoro svolto e si potrà discutere tutti insieme sull’andamento delle attività. La squadra dei Camerari sarà snella esclusivamente per ragioni organizzative: voglio stimolare tutti voi a presentare progetti che vorreste impegnarvi a seguire e sviluppare. Nei prossimi due anni la Taula sarà una piattaforma dove ogni idea, purché coerente con la visione generale, potrà essere sviluppata e condivisa.

 

Nel ringraziarvi ancora per la fiducia che accordate a me e alla squadra dei Camerari, voglio concludere con l’auspicio che tutti voi possiate dimostrare un coinvolgimento attivo nelle attività della Taula, mettendoci la passione e la motivazione che ci contraddistinguono nel mondo come Taulisti. Auguri a noi di riuscire - tutti insieme - a far fede al comune giuramento di dedicare ogni nostra energia e facoltà alla Gloria dell’Ordine.

 

Ad maiora!

 

Filippo Lo Re 

Rector

Hoc opus, hic labor est

Decembris, 119 a.B.c.

URBI ET ORBI

Serene festività invernali

Cari fratelli,

i Custodes vi porgono un immenso augurio di un anno pieno di gioia e soddisfazioni e, soprattutto, un anno pieno di cristiane lacrime e sangue.

Le feste invernali ci offrono l’occasione di apprezzare la struttura secolare del tempo, segmentato ex-ante in occasioni propizie ora ai regali, ora alla famiglia e ora alla formulazione dei propositi dell’anno nuovo. In questi termini è il tempo a possedere noi, e pertanto una domanda sorge: è possibile ribaltare questa relazione e impossessarci del nostro tempo?
 

Vi invitiamo a riflettere, e vi diamo una traccia, un estratto dell’intervento del nostro presidente del Consiglio di fronte ai giovani di Save the Children: «di scelte io in realtà ne ho fatte pochissime, l'esperienza mi ha insegnato che tu stai vivendo ora, e devi far di tutto per fare quel che stai facendo al meglio possibile. Uno dei messaggi che mi hanno lasciato i miei genitori è quello di fare al meglio le cose perché poi non sei tu a scegliere ma è la gente che sceglie te. Non ho mai fatto piani, cose, ho sempre lavorato, ho cercato di far bene. È importantissimo secondo me quel che fai in quel momento, è lì che vedi te stesso. Identificarsi con quello che fai è la cosa più importante». 
 

Forse è questo il senso di essere padroni del proprio tempo? Identificarsi integralmente con il sé presente, dedicando la totalità di noi stessi a ogni gesto, senza relegare nessun attimo di mera sala d’aspetto del futuro? Le parole di Draghi non sono il classico invito del nonnino a goderci gli anni migliori, tutt’altro.

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La domanda che vi invitiamo a inserire nel bilancio del vostro anno è questa: siete stati padroni del vostro tempo? C’è stato qualche momento in cui siete stati integralmente presenti? Se sì, come? La risposta la dovete ai futuri voi.

Concilium Custodes 

Società della Taula